domenica 7 giugno 2009

Balerna: La Piazza che c’è ma non esiste

Una bella iniziativa, nata grazie alla collaborazione tra il Centro Anziani e la Scuola Media di Balerna, ha riportato nel centro del paese le botteghe di un tempo attraverso la creazione di cartelloni che riportano le vecchie insegne. Questo ha sicuramente risvegliato in alcuni balernitani antiche memorie, quando la piazza era un luogo dove nascevano incontri e si icrociavano storie. Ai più giovani invece può aver sorpreso scoprire quanto quella piazza fosse un piccolo mondo attorno a cui l’economia, la socialità, la vita stessa del paese girava, di come quella fosse davvero una piazza e non una fila di edifici posti alla destra e alla sinistra di una lingua di catrame come lo è oggi.
“..i desideri di allora ruotavano attorno a una manciata di negozi, buchi di pochi metri, capaci tuttavia di accendere l’immaginazione. Nelle bottegucce si trovava di tutto, dalla farina alla carta per fare il celo del presepio, ai coriandoli per il carnevale. (…)”*
Oggi appunto, qua sta il problema. Quando si parla di piazza a Balerna i più rispondono in modo ironico: “Piazza? Quale piazza?” Infatti da anni Balerna si ritrova la strada cantonale che squarcia quel tratto di terreno denominato “Piazza A.Tarchini”, e oggi quel tratto di starda conta pressappoco 15000 passaggi d’auto al giorno. Questo perché, quando si decise che la strada cantonale dovesse passare dal centro del paese si era convinti che ciò avrebbe portato benefici, più ricchezza e più possibilità. Erano gli anni del boom economico, dei desideri che si allargavano, dei sogni ad occhi aperti.
“(…)Poi i sentieri del desiderio son diventate autostrade. Ci siamo lasciati convincere che la felicità consiste nell’avere più “cose”: una grande bugia che tutti abbiamo bevuto, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi.”*
Oggi la gente non si incontra più, la gente passa, transita, ma non vive la piazza. I pochi angoli che la strada concede sono adibiti, per forza di logica, a posteggi. Anche i bar che vivono ai margini della piazza non possono più di tanto sfruttarla, devono restare riversi su se stessi, anche nella bella stagione, il tavolino all’aperto è un lusso e neanche tanto salutare, visto la frequenza costante con cui i gas di scarico delle auto passano ad “arricchire” l’ambiente. Oggi anche solo un funerale celebrato in Colleggiata mette in difficoltà la situazione viaria.

Ripensare la piazza?
È di soli cinque anni fa il secco NO ricevuto da un progetto di riqualifica della piazza comunale, e ancora qualcuno ha il coraggio di parlarne? Si, perché lo si ritiene necessario. Forse allora i nuovi sogni e i nuovi desideri di una piazza più vivibile, ma soprattutto il costo di quei sogni, aveva fatto nascere molti dubbi e perplessità che ha condizionato il voto popolare. Popolo che, purchè sovrano indiscusso, a volte dimentica che non c’è un investimento migliore che investire nella propria qualità di vita.
Ora il Cantone stesso sembra voglia mettere mano al sedime di strada cantonale, per metterlo a norma delle nuove esigenze della sicurezza del traffico. Quale occasione migliore per riprendere a parlarne? Il rischio è quello di trovarci una bella strada, tutta a norma e regolare, magari con qualche abbellimento “tecnico”,ma che di per sé non cambierà la qualità di vita di Balerna e del suo centro, per un investimento di qualche mlione di franchi. Ci va bene?
Bisogna tornare ad appropriarci dei sogni, dei desideri, e non aver paura di averli. Ora che la crisi economica ci dice che non ci sono soldi, che non possiamo fare nulla, che bisogna “tirare la cinghia”, non ci resta che cominciare a pensare e a progettare il futuro, quello che vorremmo, quello che ci piacerebbe, per arrivare nel futuro con le idee in chiaro. Ci piace la piazza viva, quella degli incontri e delle storie che si intrecciano, quella degli eventi, del vivere. Un centro paese che le varie associazioni sportive e culturali possano sfruttare, dove un venditore possa fermarsi a far mercato o che possa diventare un prolungamento verso l’esterno delle varie mostre d’arte che si tengono alla Sala del Torchio. Queste son solo idee, spunti, che vengono alla mente cosi su due piedi, piccole cose che oggi però sono impossibili da realizzarsi.
Esempi di riqualifiche alle nostre latitudini sono ben visibili a tutti. Piazza Indipendenza a Chiasso è tornata a essere viva, punto di ritrovo e di incontro, di eventi pubblici e mondani. Piazzale alla Valle a Mendrisio è ormai la nuova Agorà del Magnifico Borgo dove si susseguono le manifestazioni cittadine.
Parlando di Mendrisio mi viene in mente che a pochi kilometri dalla nostra piazza c’è un’Accademia di Architettura tra le più rinomate in Europa, con centinaia di giovani architetti con già in testa le città del futuro. Perché non coinvolgere anche loro, farli esercitare, in qualche modo “sfruttare” il loro ingegno per raccogliere idee nuove, spunti, desiderata che possano davvero aiutarci a ridare a Balerna un Centro, una Piazza degna di tale nome. Le stesse nostre scuole, che hanno cosi ben ricostruito la Balerna del passato, non abbiano paura a proporre la Balerna del futuro. Qualche decennio fa a Balerna si spostavano edifici interi (l’ossario), la voglia di creare soluzioni nuove dunque non è nuova a passare di qua, bisogna solo saperla ritrovare.
Non si vuole rivoluzionare la rete viaria,né creare utopiche visioni, la strada c’è e ce la teniamo, ma vi sono infinite possibilità per far si che questa strada sia solo un elemento della piazza e non ne sia padrona. Le persone son da sempre state padrone delle piazze, la stessa storia dell’uomo moderno passa per le piazze delle città e dei paesi, la storia di Balerna passa anche per il futuro della sua piazza, non facciamola scorrer via, facciamo che la nostra storia abbia un posto dove fermarsi anche in futuro.


Lucio Negri


*M.Botta, P.Crepet, G.Zois – Dove Abitano le emozioni – Einaudi 2007

martedì 6 gennaio 2009

Ecco il 2009..

È cominciato anche il nuovo anno, e come dice un mio caro amico è solo questione di cambiare un numero e comprare un calendario nuovo. Infatti il 2009 è figlio di quel 2008 appena passato e che ci ha lasciato in eredità non troppe belle cose.. Innanzitutto una crisi economica senza pari, che ha messo in ginocchio intere economie nazionali, industrie come quelle dell’auto e dell’ingenieria e di conseguenza tutte quelle piccole medie imprese su cui tanto si puntava. Ultimo regalo lasciato dal 2008 è l’ennesima escalation di violenza e guerra in Medio Oriente. Israele ha risposto senza mezze misure agli attacchi di Hamas..una dimostrazione di forza violenta, distruttrice, che ovviamnete il countdown del 31 dicembre non ha fermato e che ora entra nella sua fase cruciale, l’attacco da terra…e tutto ciò che questo comporterà.
Il 2009 ha già creato un altro scenario di tensioni, quello che viaggia sull’asse non sempre sgombro tra Mosca e Kiev. Infatti i russi hanno chiuso i rubinetti di gas in direzione dell’Ucraina per motivi di debiti finanziari. Questo mette a rischio la fornitura di gas per tutta europa e forti apprensioni in tutto il vecchio continente.Vedremo come andrà a finire..l'inizio comunque non è dei più promettenti.


Intanto però il 1° gennaio nel mondo non è solo un cambio obbligato, ma un anniverasrio da ricordare. Infatti, seppur i telegiornali di mezzo mondo se ne sono dimenticati, a due passi dalle coste della Florida, nel bel mezzo dei Caraibi, una piccola isola festeggia i primi 50 anni della sua rivoluzione, unica nel suo genere. L’isola in questione è Cuba. Era quindi il Capodanno del ’59 quando le truppe dei “barbutos” entravano all’Havana. Un anniversario importante in cui però la Rivoluzione deve ritrovarsi e ripartire, dopo che il leader maximo Fidel ha lasciato il comando al fratello Raul Castro. Un’eredità non facile e che i suoi padri devono imparare a guardare al futuro e alle nuove genrazioni se vuole sopravvivere…


E per finire uno sguardo rivolto alla Casa Bianca, che tra pochi giorni avrà un nuovo Inquilino, quel Barack Obama che ha promesso tanto, senza illusioni, ma con tanta voglia di fare…lo aspettiamo.

giovedì 2 ottobre 2008

Il capitalismo ha fallito???

L’economia crolla, inesorabile. Le maggiori banche del mondo chiudono o si aggrappano agli aiuti statali, quelli dei soldi della gente che paga le tasse. Il capitalismo frenetico, quello liberista, quello senza regole (perchè si autoregola), si sta scavando la fossa da solo. In America alcune banche son state parzialmente o totalmente “nazionalizzate”, ovvero, è lo Stato che le controlla e le finanzia: “Quello che non ha fatto Marx negli USA lo sta facendo Bush”.Anche in europa, in alcuni stati, si è dovuto ricorrere alla “mano invisibile” (ma neanche tanto) dello Stato. Tutto ciò per sopperire ai troppi buchi fatti dai giochini in borsa, dalle speculazioni, dal libero mercato. Tutti vedono cosa succede, tutti ne parlano ed esprimono giudizi, ma nessuno dice COSA vuol dire tutto ciò. Quello a cui stiamo assistendo è forse la prova più evidente che il capitalismo, quello forte, quello sopregiudicato, quello indipendente, quello libertario, ha fallito? Si ha forse paura di ammetterlo? A differenza del comunismo reale, che si è sfasciato per i continui attacchi libertari e quindi è finito per essere sfasciato dall’esterno, quello che assistiamo oggi è il logorio interno del capitalismo, che si sfascia sotto i suoi stessi colpi. Come un fumatore incallito che anche con un tumore al polmone continua a fumare…e infatti manda in fumo miliardi come fossero, appunto, sigarette!

Che Guevara diceva che il capitalismo era “Libera volpe in libero pollaio”, ora la volpe ha mangiato tutte le galline e si sta mordendo la coda!!!